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Dal primo aprile
2004 è scattato l'obbligo (differito da ultimo dal Dl 355/03, il
decreto "mille proroghe") di indossare il giubbotto
catarifrangente prima di scendere dal veicolo in sosta forzata
fuori dai centri abitati.
I destinatari. La "norma di comportamento" è
diretta a circa 35 milioni di conducenti italiani ma anche agli
automobilisti stranieri che si trovano in viaggio nel nostro
Paese. Con un'eccezione, però, per questi ultimi: il loro
giubbotto non deve rispondere alle caratteristiche fissate dal
decreto 30 dicembre 2003 per i patentati italiani. Questo perché,
ha spiegato in Senato il 18 marzo scorso il sottosegretario alle
Infrastrutture e Trasporti, Paolo Mammola, i requisiti fissati nel
decreto "italiano" «non possono essere imposti anche ai conducenti
esteri che sui loro mercati nazionali potrebbero reperire
giubbotti o bretelle aventi caratteristiche diverse» ma con un
livello di «protezione equivalente».
Sanzioni. L'obbligo di indossare il giubbotto o
le bretelle deve essere rispettato da chiunque scenda dal veicolo
per mettere il triangolo mobile che segnala un guasto o un
incidente. Ma anche dai conducenti (sono esclusi i passeggeri) che
smontano da mezzi in sosta nelle corsie di emergenza o nelle
piazzole. Nessun obbligo, invece, per i motociclisti. Ai
trasgressori che non indossano gli indumenti viene inflitta la
multa di 33,60 euro e, qualora si accerti che siano anche i
conducenti del veicolo, si applica la decurtazione di due punti
dalla patente. Nessuna sanzione può essere comminata dalle Forze
dell'ordine quando fermano un veicolo e accertano che a bordo non
c'è alcun indumento ad alta visibilità.
Sul mercato. Non ci sono dati ufficiali su quanti
siano gli indumenti a "norma" in circolazione. Una prima stima di
alcuni produttori dava sul mercato circa sei milioni di giubbotti
omologati (circa il 20% del mercato potenziale), anche se sarà
difficile scoprire indumenti non prodotti secondo la normativa Uni
En 471. Per questo i produttori raccomandano di evitare l'acquisto
dai «venditori ambulanti» e rivolgersi a «rivenditori di abiti da
lavoro o sicurezza», ferramenta, ipermercati, aree di servizio
delle autostrade e distributori di benzina. In tutti questi casi,
comunque, non c'è la certezza di acquistare un indumento a norma
visti la mancanza di controlli e l'alto numero di contraffazioni
che probabilmente gira in questo periodo.
L'etichetta. Comunque sia prima dell'acquisto è
importante consultare l'etichetta in cui devono essere riportate
diverse diciture. Tra queste: l'identificazione del produttore
(riportato in alto a sinistra); il marchio CE; i riferimenti alla
norma: En 471/94 oppure En 471/95; il disegno stilizzato del
giubbotto con accanto riportato due volte il numero 2. |